Vedo *rosso a pois*. Mangio i muffin all’inglese.

Venerdì, 27 gennaio 2011

ore 15, 20

Rosso weekend. Rosso a pois. Energizzante, allegro, frizzante e con un tocco primaverile che fa rima con il sole appena tornato dalle ferie nebbiose. Sorrido soddisfatta. Mangio un muffin all’inglese.

Rosso a pois chiama english muffin.

mangiateli su questo piattino di Sabre; indossate quella sciarpa di Accessorize

Nonostante il nome (muffin appunto) gli english muffin non hanno nulla in comune con i cugini americani (i muffin dolci!). Sono mini panini, semplici semplici, che profumano di farina e latte, si cuociono in padella (oppure su una teglia per crêpe, dal fondo pesante, come ho fatto io) senza olio. Tradizionalmente non andrebbero passati in forno, ma visto che il rischio di lasciarli crudi all’interno è altissimo, il viaggio agli inferi devono proprio farlo!!

Poi si aprono a metà, qualcuno dice sia meglio usare una forchetta perché la lama del coltello rovina la grana della mollica, si tostano e si spalmano di burro. Magari anche un velo di marmellata. Qualche goloso ha osato la crema di cioccolato. Oppure diventano la base delle uova alla benedict (a pranzo o colazione, sono sempre una bontà!). La ricetta è di Clotilde e originariamente prevedeva la pasta madre, per chi non l’ha persa in un tragico incidente – come me, addio povera Lulù..sigh sigh.. – dovrebbe essere ottima. Altrimenti, la versione con lievito di birra mi sembra una fantastica e veloce alternativa :)

Piesse: ho usato farina “Buratto” biologica tipo 1, di grano tenero, macinata a pietra naturale (Mulino Marino).

Cappuccino di finocchio e granchio, al limone

Giovedì, 26 gennaio 2012

ore 10,30

La solita zuppa? Direi proprio di no.

Un cappuccino (passatemi il termine, ma in effetti il risultato somiglia parecchio..) cremosissimo e vellutato = una morbida schiuma di panna che lieve coccola una delicata zuppa di finocchio. Il sapore del mare è affidato a piccoli pezzi polposi di granchio che lasciano una scia salata, ricordo della brezza che soffia tra gli scogli. Su tutto vigila, attento, l’aroma fresco e pungente del limone.

Si parla tanto di comfort food, di cibo che riscalda il cuore e il corpo, perfetto per schiarire l’anima nei giorni coperti dalle nuvole invernali. Ecco, questo cappuccino-zuppa è ufficialmente la mia coperta-di-Linus preferita della stagione 2012! Ricetta ispirata dal magazine inglese Food & Travel.

Cappuccino di finocchio e granchio, al limone

per 2-3 persone

2 cucchiai di misto per sofffritto

(preparato con 1 pezzetto di carota, 1 pezzetto di sedano e 1 pezzo di cipolla tritati finemente)

1 finocchio grande di circa 500g

vino bianco secco, tipo Sauvignon qb

brodo vegetale qb

1/2 limone bio, scorza grattugiata e qualche goccia di succo

1 confezione di polpa di granchio in scatola (peso sgocciolato 125g)

75g di panna fresca

fior di sale e pepe

Pulite il finocchio, scartate le parti più dure e tenete da parte la “barba verde” per il decoro finale. Scaldate qualche cucchiaio d’olio in una casseruola. Soffriggete dolcemente il misto per soffritto, poi unite il finocchio tagliato a pezzi. Fate stufare per 8-10 min. circa, poi sfumate con un dito di vino e lasciate evaporare. Coprite il finocchio con brodo vegetale, unite la scorza di limone e lasciate cuocere, coperto, per 20 min. o fino a quando tenero. Riducete in crema con un frullatore a immersione. Aggiustate di sale e verificate la consistenza della crema (potete tenerla ancora sul fornello per renderla più densa). Spruzzate la polpa di granchio con qualche goccia di succo di limone, aggiungetene 3/4 alla crema di finocchio. Montate la panna a neve leggera (soda ma non troppo).

Versate uno o due cucchiai di panna sul fondo di ciotoline o tazze. Coprite con la crema di finocchi e granchio. Decorate con la polpa di granchio rimasta, la barba del finocchio finemente tritata e un giro di mulinello di pepe. Gustate il cappuccino caldo.

(Lemon, crab & fennel Cappuccino)

Trim and chop 1 fennel bulb (about 500g). Heat some extra virgin olive oil in a large saucepan over a medium heat and fry 2 tbsp of mixed veggies (1 small piece of carrot trimmed, peeled and chopped + 1/2 stick of celery heart, finely chopped + 1 small piece of onion, finely chopped), add the fennel and cook for 8-10 min. Drizzle over some white wine such as Sauvignon and simmer until well reduced. Add enough vegetable stock to cover the fennel + 1/2 organic lemon zest, cover and simmer for 20 min. or until soft. Liquidise the soup with an immersion blender. Place 125g of canned crabmeat in a bowl. Drizzle it with lemon juice. Add 3/4 of crabmeat to the fennel soup and season to taste. Whip 75g of whipping cream. To serve: place a spoonful of cream in the bottom of 2-3 bowls or mugs, ladle over the hot fennel soup, top with the leftover crabmeat, some black pepper and the green fennel leaves finely chopped. (makes 2-3, adapted from Food & Travel magazine)

E il vincitore è….

Mercoledì, 25 gennaio 2012

ore 16,20

CIAOOO! Grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato numerosissimi-ssi-mi alla prima Volevofarelochef-lotteria e hanno lasciato commenti dolci, spiritosi o super golosi!!!! Mi avete stupita! :)

Purtroppo il vincitore della goduriosa Dessert Box di Italialicious è solo uno, ma nei prossimi giorni – per tutti voi rimasti a dieta LOL -  vi aspettano altri piccoli premi gourmand :) quindi non disperate! STAY TUNED!

Intanto vi dico anche che tutti quelli che seguono il blog e sono curiosi di regalare/regalarsi uno degli eleganti box di Italialicious possono usufruire di un codice-buono sconto da utilizzare, tutte le volte che vogliono, sul sito di Italialicious per fare un qualsiasi acquisto, fino al 10 aprile prossimo.

E ora passiamo al premio! E il vincitore èèèèèèè………

………il commento NUMERO 12 ovvero SONIA!!!! (potete cliccare sulla foto per vedere meglio il numero; btw ho escluso ovviamente l’ultimo commento, cioè il mio, dal sorteggio!!).

Giveaway #1: *Italialicious

Venerdì, 20 gennaio 2012

ore 15,50

A voler fare la parte degli chic-ettini anglofoni lo chiamiamo Giveaway (yess), ma in realtà non è altro che un sorteggio, una lotteria, un lasciare che sia la fortuna a decidere se farvi felici o no per un giorno!

Per festeggiare i 2 anni di Volevofarelochef vi regalo qualche chicca golosa (in collaborazione con alcuni amici gourmet!) e un libro di cucina. La filosofia alla base dell’idea? Il cibo è un modo fantastico di condividere in leggerezza emozioni, fantasia e piacere libidinoso LOL.

Ecco le regole: per partecipare alla Volevofarelochef-lotteria non dovete cucinare prodotti introvabili tipo lo stravagante durian o andare dalla bisnonna in cerca di ricette ottocentesche. Dovete soltanto lasciare un commento, un messaggio, un biglietto virtuale o magari un pizzino!! Non fate i timidi! Nel commento potete scrivere ciò che volete (evitando le insolenze, please! LOL), anche soltanto un semplice “ciao”. Potete partecipare a tutti i Giveaway proposti, ma vi dovete limitare (grazie!) a un solo commento per ciascun Giveaway. Non dimenticate di scrivere correttamente il vostro indirizzo e-mail, così posso contattarvi facilmente per l’invio del dono.

Infine, l’assegnazione del premio avviene con il sistema Random.org. Possono partecipare tutti i golosi fissi in Italia e – solo per questo giveaway – anche in Europa, grazie alla super-disponibilità dello sponsor!

Siete pronti? Non lasciatevi sfuggire il primo strepitoso regalo!!!!

Io la chiamo la scatola del goloso impenitente, loro la:

*ITALIALICIOUS DESSERT BOX*

Un cofanetto ad alto contenuto di dolcezza, elegante e super chic, golosamente offerto da Italialicious e composto da:

una scatola di amaretti morbidi

una pregiata confettura extra di More di rovo

un delizioso box di dragées al cioccolato al latte

Vi viene già l’acquolina in bocca?!! Allora: commentate!

Avete tempo fino alla mezzanotte di martedì 24 gennaio per lasciare una vostra indelebile traccia…

Lo sponsor: Italialicious è un nuovissimo servizio, giovane e dinamico, che vi permette di regalare e regalarvi il top dei prodotti italiani in confezioni lussuose e raffinate! Niente male vero?! Nato da un’idea italo-americana che vede coinvolti due imprenditori italiani, Valentino Bacocco e Stefania Mazzotta, e un’imprenditrice di Los Angeles, Maureen McGillan Sklar, Italialicious seleziona solo il meglio delle specialità enogastronomiche italiane, con particolare attenzione alla qualità artigianale di ogni singolo prodotto.

Qualche esempio? La pasta  è da agricoltura biologica e ottenuta con il pregiato grano Senatore Cappelli; l’olio extravergine d’oliva è stato scelto tra i migliori disponibili sul mercato italiano; il patè di olive nere è realizzato secondo antiche ricette della Tuscia viterbese; il sugo ai pomodorini e ricotta forte, senza additivi né conservanti, porta in tavola la tradizione della Puglia salentina.

Il plus che rende ancora più speciale Italialicious? Il servizio espresso e davvero impeccabile. Il pacco, infatti, è consegnato in qualsiasi parte del mondo (wow) entro 72 ore dalla spedizione! Facile e veloce, basta un semplice click!

Nel frattempo….

Giovedì, 19 gennaio 2012

ore (..piccole!)

Nel frattempo….mentre fervono i preparativi per il Giveaway compleannoso e le ore sono tutte assorbite da articoli di ogni genere e argomento (dalle piante stabilizzate e upcycling, alla cucina indiana), l’unica cosa che riesco a cucinare per puro piacere sono le torte – meglio se easy – che il marito cortesemente assaggia e commenta LOL.

Oggi quindi, altra torta, altra storia. Il tutto con un “che” di telegrafico (a proposito sono le 2 e 10 del mattino..). Già da un pò andavo a zonzo dalle parti di una torta soffice a base di formaggio cremoso. Ne avevo adocchiata una tutta al cioccolato, ma per la legge del dopo feste voglia-di-leggerezza (ehm, si fa un pò per dire.. naturalmente, viste le temperature polari degli ultimi giorni) l’ho discretamente by-passata. Ecco quindi un cake velocissimo ergo perfetto per la prima colazione, con quel suo sapore fresco, pungente e al tempo stesso avvolgente e coccoloso.

Ci sto prendendo gusto a usare il metodo (poco ortodosso) del tutto-in-uno nel mixer.. non so se l’avevate capito (super-super-smile).

Torta di formaggio cremoso al profumo d’arancia

Nel bicchierone del mixer mettete 125g di burro morbido, 185g di zucchero, 125g di formaggio cremoso tipo Philadelphia, 2 uova bio, 110g di farina con lievito + 75g di farina 00, 1 cucchiaino raso di amido di frumento e la scorza grattugiata di 1 arancia bio. Frullate tutto, prima a bassa velocità, poi media fino ad avere un composto chiaro e soffice. Versatelo in uno stampo imburrato e infarinato di circa 20-21 cm di diametro. Fate cuocere la torta in forno già caldo a 160°C per circa 35-45 minuti. Lasciatela raffreddare nello stampo per 10 minuti prima di sformarla. Una volta fredda decoratela con un pò di zucchero a velo.

(Cream cheese cake with orange flavour)

Grease a 20-21 cm round cake pan. Combine 125g of soft butter, 185g of sugar, 125g of  cream cheese (such as Philadelphia), 2 free-range eggs, 110g of self raising flour + 75g of all-purpose flour, 1 tsp of wheat or corn starch and the zest of 1 orange finely grated. Beat until smooth and changed in colour. Pour into the prepared pan. Bake in a preheated 160°C oven for about 35-45 minutes or until a skewer inserted comes out clean. Leave in the pan to cool slightly, then turn on a wire rack to cool completely. To serve: dust the cake with some icing sugar.

Due anni, la nebbia e una torta alla nocciola

Domenica, 15 gennaio 2012

ore 12,00

Svegliarsi al mattino e vedere case e alberi che affiorano pallidi in un’aria lattiginosa e annacquata, fa uno strano effetto.. surreale, lo definirei, perché immagini e pensieri si associano senza nulla di prestabilito. Soprattutto a una che, come me, è stata abituata a più di 350 giorni di sole all’anno. Comunque sia, tutto ha sempre un lato positivo. Quello di oggi è che Volevofarelochef fa il compleanno!

E’ ancora un bimbo, ha solo due anni, ha cominciato da poco a parlare bene LOL e sta diventando più sicuro nel camminare da solo. Come tutti gli infanti è guidato dalla curiosità per tutto ciò che lo circonda, ama le piccole cose che sanno gratificare, non sa bene cosa farà da grande – e probabilmente è l’ultimo dei suoi pensieri – ma è certo che qualcosa di bello ed elettrizzante è sempre dietro l’angolo, basta solo guardare oltre.

Per l’occasione vi dedico/suggerisco una delle mie ricette preferite: la torta alle nocciole con ganache di cioccolato. E’ uno di quei dolci che fanno fare una gran bella figura con poco sforzo. La preparazione è semplicissima e veloce (con il metodo pragmaticamente anglosassone del butto tutto dentro il mixer!) e il sapore nocciolato-noccioloso non è mai stucchevole perché stemperato dal cioccolato fondente. La ricetta l’ho presa, anni fa, da un vecchio libro di dessert australiani.

Piesse: nei prossimi giorni ci sarà un Giveaway goloso per festeggiare tutti insieme questo bis-compleanno! Non fatevi scappare l’occasione di portare a casa un regalino speciale! Stay tuned!!!!!

Torta di nocciole con ganache di cioccolato

125g burro, morbido

200g zucchero

2 uova, bio

225g farina

180g latte

70g nocciole tritate

1 bustina di lievito (16g)

1 cucchiaino colmo di cacao amaro

qualche goccia di aroma naturale di vaniglia

per la ganache

100g cioccolato fondente, tritato

100g panna fresca

Preriscaldate il forno a 170°C. Mettete burro, uova, latte, farina, zucchero, cacao, vaniglia e lievito nel mixer. Frullate fino a far diventare il composto chiaro ed omogeneo (vi occorreranno pochi secondi!). Versate in una terrina e unite le nocciole tritate. Amalgamate. Trasferite il composto in una tortiera imburrata e foderata con carta da forno di circa 20-22 cm (dipende da quanto alta vi piace la torta). Infornate per circa 35 – 40 minuti o fin quando uno stuzzicadenti inserito al centro esce pulito. Lasciate raffreddare la torta, poi sformatela su una gratella. Tagliatela a metà e farcitela con la ganache. Decoratela con zucchero a velo.

La ganache: variante superveloce e poco ortodossa: mettete cioccolato e panna in una casseruola a fuoco bassissimo e mescolate pian piano fino a quando il tutto sarà ben amalgamato e avrà formato una crema. Togliete dal fuoco e lasciate addensare a temperatura ambiente.

(Hazelnut cake with dark chocolate ganache filling)

Grease and line with non-stick baking paper a 20-22cm round cake pan. Combine 125g of butter, some drops of natural vanilla essence, 200g of sugar, 225g of all purpose flour, 180g milk, 16g of baking powder, 1 tsp of unsweetened cocoa powder, 2 free-range eggs in a bowl of an electric mixer. Beat until smooth and changed in colour. Stir in 70g of ground hazelnuts. Pour the mixture into the prepared pan. Bake in a preheated 170°C oven for about 35 – 40 minutes or until a skewer iserted comes out clean. Leave in the pan to cool, then turn on a wire rack.

Split the cold cake into 2 layers and sandwich layers with some dark chocolate ganache filling: in a small saucepan (very low heat) mix 100g of dark chocolate finely chopped with 100g of fresh cream, stirring until the chocolate is melted and smooth. Remove from heat. Let the ganache set a little at room temperature before use it.

*Mulled apple cider_sidro di mele speziato

Sabato, 14 gennaio 2012

ore 17,00

“Il ghiaccio inazzurra i sentieri, la nebbia addormenta i fossati, un lento tepore devasta i colori del cielo….” (Antonia Pozzi, Parole)

Il sidro caldo di mele, speziato, mulled apple cider in inglese, scalda i pomeriggi invernali fitti di nebbia color latte.

Lo bevo piano piano e a ogni sorso mi sembra di camminare su un filo di nylon sospeso sulle spezie… un passo avanti e arrivano l’arancia e la cannella. Proseguo, un piede dopo l’altro, ed ecco che si affacciano i chiodi di garofano, la vaniglia delicata e l’anice stellato. Mi fermo per bere l’ultima goccia zuccherina. Respiro l’aroma dell’inverno. Sogno il fuoco acceso nel camino.

Per la ricetta ho usato del sidro bretone dolce di mele. Per due.

(Mulled apple cider)

In a small saucepan mix 1/3 liter of sweet apple cider with 1 clove, a piece of organic orange rind, a stick of cinnamon and some star anise and vanilla. Simmer gently. When it’s hot add 2-3 tbsp of brown sugar (to taste). When the sugar is dissolved, turn off the stove. Wait 1 or 2 minutes, strain the cider and serve it hot in tall glasses with a cinnamon stick as a spoon. (Makes 2 glasses)

*Kanelbullar* al cioccolato

Giovedì, 12 gennaio 2012

ore 11,30

Quando la cannella incontra il cioccolato può rimanere imprigionata in una gabbia di pasta brioche….

.. per sfuggire al suo destino dolce/amaro non può far altro che scappare e trasformarsi in aroma morbido e vellutato che si spande nell’aria invadendo ogni angolo della cucina. Alla fine, però, la prigione dorata la richiama al suo fato: dormire per sempre tra le pieghe di una rondella soffice, accoccolata al burro che lentamente si scioglie con il calore, stretta stretta alle gocce di cioccolato fondente.

Tutto questo per dirvi – con esiti vagamente surreali – che le brioche di oggi meritano davvero un assaggio. Rivisitazione di un classico svedese – avete presente le kanelbullar dell’ikea!!? – che credo abbia invaso, da anni, il web senza perdere mai smalto. E in fondo perché dovrebbero passare di moda? Sono deliziose, semplici da preparare e hanno quel piccolo tocco speziato che le rende speciali. E anche se qualcuno le associa inevitabilmente alle feste natalizie, sono fantastiche tutto l’anno! Ricetta remixata (fonte Saveurs).

Diluite il lievito nella panna tiepida e lasciate riposare per qualche minuto. Nella planetaria (oppure in una ciotola) mescolate le due farine, lo zucchero, il sale. Aggiungete il lievito, il burro e la panna. Otterrete una pasta morbida. Lavoratela per 5 minuti. Poi lasciatela lievitare in un posto tiepido per 1 ora e 1/2 o fino al raddoppio. Nel frattempo preparate il ripieno. Lavorate con il cucchiaio di legno il burro morbido con la cannella e lo zucchero: dovrete avere una crema morbida e soffice (ma non liquida altrimenti non aderirà alla brioche). Stendete l’impasto brioche su un piano di lavoro infarinato, formando un rettangolo di circa 45 cm x 30 cm. Spalmatelo con la crema di burro, unite gocce di cioccolato a piacere. Arrotolate l’impasto sul ripieno, partendo dal lato corto (io ho diviso l’impasto in 2 rotoli). Tagliatelo a rondelle spesse circa 3 cm.

Mettetele in pirottini di carta da forno e lasciatele lievitare fino al raddoppio (circa 1 ora e 30). Se volete potete lucidarle con dell’uovo sbattuto con un filo d’acqua (io l’ho fatto, ma credo che esteticamente vengano meglio senza!). Infornatele in forno già caldo a 180°-200°C per circa 10-12 minuti.  Per circa 28-30 mini brioche.

Piesse: ho usato un lievito francese (Briochin), predosato in bustine da 5,5g adatte a far lievitare 250g di farina.

Piesse-due: qui trovate la ricetta con la variante di ripieno pensata da Ady! adorabile!

(Chocolate kanelbullar, swedish style)

Make the dough: combine 1 active dry yeast 5,5g package (the amount must be suitable to rise 250g of flour) into 25cl of lukewarm fresh cream, allow to rest for some minutes. Mix 135g of bread flour with 315g of all-purpose flour and a pinch of salt. Add the cream, 80g of melted butter and 40g of vanilla sugar. Knead the dough for 5 minutes, it should be soft but not sticky. Cover with plastic wrap and let it double for 1 hour and half. Roll out the dough into a 45 cm x 30 cm rectangle. Spread it with the cinnamon butter cream, add some dark chocolate drops to taste. Roll up the dough to make a long roll or 2 small rolls. Cut the roll into 28 – 30 slices 3 cm thick. Place them in paper molds on a baking tray. Let rise under a clean towel until doubled in size. Beat together 1 egg with a little of water, brush carefully on the brioche. Bake in the preheated oven (180°-200°C) for about 10-12 min. Allow to cool on a wire rack.

Cinnamon-butter cream for the filling: mix with a wodden spoon 70g of very soft butter with 2 tsp of powdered cinnamon and 60g of vanilla sugar.

Passeggiando tra le rive: Lyon

Martedì, 10 gennaio 2012

ore 9,00

Da un lato il Rodano. Dall’altro la Saona. In mezzo e intorno una città che vive, calma e un pò borghese, nel fluire continuo dei fiumi. Dalla collina della Fourvière, dove fu fondato il primo nucleo dell’antica città romana, i quartieri di Lione si sono estesi verso est nel corso dei secoli, accostandosi dolcemente prima alla Saona e poi al Rodano.

Lyon, Lione, la capitale gourmet della Francia. Quando il tempo non basta ed è meno di un weekend è lecito snobbarne i musei e praticare un vagare senza meta guidati solo dalla curiosità: soffermarsi ai piedi della Cattedrale ammirandone a testa in su la facciata; passeggiare sui sanpietrini tra i vicoli della città vecchia (la Vieux Lyon) sotto una luce inaspettatamente dorata; fotografare le porte dipinte di turchese; respirare l’odore delle foglie bagnate; rifugiarsi in una pasticceria per scaldarsi con un cafè allongé; osservare con stupore infantile gli alberi dai rami secchi addobbati per le feste natalizie con semplici decori intrecciati.

In macchina, però, si può arrivare fino al nuovo quartiere della Confluence a sud della Presqu’ile, un progetto urbano in divenire, pensato là dove i due fiumi si incontrano. Un sito fluviale di forte impatto visivo, dal paesaggio unico tra avanguardia e natura.

Qui ha preso casa lo chef doppiamente stellato Nicolas Le Bec che vi ha aperto la “Rue Le Bec” un locale ambizioso, multifunzione, praticamente un quartiere nel quartiere: il bistrot al piano terra con i tavoli sulla rue, la strada immaginaria, e vista sul fiume, accanto la boulangerie ed epicerie fine, al piano di sopra il ristorante gourmet (che aprirà nei prossimi giorni), una cantina e così via. La tentazione di fermarsi per un pranzo veloce è irresistibile, anche per i prezzi (menu del giorno a 18 euro)!

La cucina convince abbastanza e rivisita in leggerezza alcuni classici della tradizione lionese (come il piedino di vitello in insalata, il marito garantisce!) e più in generale del nord-est della Francia (escargots, crème brûlée nella variante con speculoos), senza dimenticare un lato più creativo (come il filetto di sanpietro con funghi, spuma e vongole). Quello che l’occhio profano, invece, non capisce proprio, sono certi particolari tipo la statua di Buddha o i decori natalizi, buttati qua e là, senza una logica evidente. LOL

Passeggiare a Lyon vuol dire anche lasciarsi incantare dalle vetrine golose. L’inverno (d’estate, chissà..) è la stagione delle praline. Come oggetti misteriosi queste mandorle ricoperte di zucchero e vestite di rosso e rosa (il rosso è il colore del Capodanno) invadono soffici brioche e croccanti sfoglie, si sciolgono su deliziose frolle, punteggiano aeree meringhe color pastello, lasciando chiazze appiccicose color del fuoco. Sono un vezzo d’enfant, un tocco lezioso che seduce.. soprattutto le donne..

Se si è in cerca di prodotti eno-gastronomici di qualità (i prezzi non sono bassi, ma nemmeno inavvicinabili) il mercato coperto di Les Halles dedicato allo chef lionese Paul Bocuse, pietra miliare della cucina francese, è IL posto in cui andare, nel quartiere degli uffici Part-Dieu. Come dice lo slogan “qui il prodotto è re”. Nulla da eccepire. Tra oltre 60 banchi di specialità e tanti mini-bistrot in cui fermarsi tra un acquisto e l’altro – per un’ostrica e un verre di vino – tutti i gusti e tutte le tasche possono tornare a casa felici.

Vi capiterà di sentire l’odore suadente dei salumi che rincorre veloce quello pungente dei formaggi, mentre vagate ipnotizzati tra uno stand e l’altro. Vedrete piramidi traslucide di gelatina come monoliti egizi che nascondono un cuore cremoso e vellutato. Vi innamorerete di brioche soffici che avvolgono salumi cotti. Les Halles è tutto questo.

I souvenir a cinque stelle da gustare sul posto o da portare a casa non si contano. Più che cedere al fascino parigino (e soprattutto al packaging) di micro-macarons più belli che buoni (come i Richart), meglio soccombere senza esitazioni ai dolci e salati di Sève: quelli al foie gras, per chi ama il genere macaron-da-aperitivo sono indimenticabili, quelli al cioccolato e alla mela-tatin dall’equilibrio perfetto, senza eccessi di dolcezza, sono da bis. Buonissima anche la sfoglia che profuma di burro (la galletta alla frangipane e cioccolato!), e la specialità lionese pierres des Monts d’Or un involucro di meringa dorata e dentro un ripieno di sfoglie pralinate alle nocciole del Piemonte.

Imperdibili i salumi di Colette Sibilia. Immancabile un tuffo nelle specialità da tutto il mondo di Bahadourian (non troppo alla mano, ma su alcune chicche come i peperoncini d’Espelette canditi c’è da farci un pensierino). E per lo shopping di articoli da cucina, appena messo il piede fuori dal mercato, c’è la fornitissima Maison Thévenon.

Se non si guardano le calorie ci sono anche i coussin de Lyon, dolcetti di marzapane e ganache di cioccolato aromatizzata al curaçao, colorati di verde, nati da un’idea del maestro chocolatier Voisin nel 1960 in ricordo del cuscino di seta offerto alla Vergine dai lionesi nel 1643 a seguito di un’epidemia di peste.

E poi? L’ideale sarebbe cenare in un classico bouchon, la trattoria in versione lionese, ma se per via delle feste le vostre preferite dovessero essere chiuse ci sono sempre le brasserie di Paul Bocuse. Famose tanto quanto il suo ristorante stellatissimo. Nord, Sud, Est e Ovest sono i nomi dei locali orientati verso le cucine dei quattro punti cardinali. A Le Nord (forse la meno celebre) si gustano i piatti tipici della città come il saucisson chaud pistaché en brioche (salame al pistacchio cotto nella brioche) e il pollo di Bresse.

L’accoglienza potrebbe non essere delle più calorose, ma l’assaggio dei cioccolatini artigianali della maison Bernachon val bene un saluto stentato e qualche sguardo velato di superiorità da parte delle commesse, oltre a un prezzo non proprio economico per una scatolina degustazione di cioccolatini da 250g (24 euro, circa). Les Brotteaux è una zona residenziale in cui ha messo radici il maître chocolatier Maurice Bernachon nel 1953. Oggi, è la terza generazione a portare avanti la tradizione di un cioccolato lavorato artigianalmente fin dalle origini, partendo dalla tostatura delle fave di cacao per arrivare al concaggio e alla realizzazione delle praline. Tra i cavalli di battaglia le palets d’or cioccolatini fondenti con ripieno di ganache, decorati con pagliuzze d’oro alimentare, il lusso da mangiare.

Alla fine del viaggio vi sembrerà di aver sognato, di aver confuso illusione e realtà.

Sarà stato forse per colpa dei meravigliosi trompe l’oeil che affollano i muri dei palazzi cittadini???!

Chiedetelo ai fratelli Lumière …

Ricomincio dalle polpette. Quelle di Bruno Barbieri

Lunedì, 2 gennaio 2012

ore 13,00

Nuovo anno, nuove idee, nuovi propositi e vecchie abitudini. Il tutto condito da un piatto di adorabili polpette. Quelle – assolutamente speciali – di Bruno Barbieri amico e chef stellatissimo.

Chi l’ha seguito come giudice nell’edizione italiana di Master Chef avrà sicuramente apprezzato il suo carattere fatto di simpatia e un pizzico di rigore. Chi ha avuto la fortuna di sedersi al tavolo di uno dei ristoranti stellati in cui ha lavorato (dal Trigabolo di Argenta, all’Arquade di Verona) ha potuto toccare con mano, anzi con forchetta, la sua cucina pirotecnica e originale, fatta di concretezza, sapori forti e piacevolmente contrastanti. Chi lo conosce nel privato sa bene che Bruno è così come appare, senza inutili divismi: una persona spumeggiante, imprevedibile, semplicemente spontanea. Capace di coinvolgere e trasmettere a tutto tondo il suo amore per la cucina, dalle specialità di strada ai piatti più chic.

La ricetta che vi suggerisco oggi è tratta da uno dei suoi ultimi libri, di super-successo, Polpette, che ho adattato leggermente ai miei gusti (velocizzando qualche passaggio e cambiando le dosi di alcuni ingredienti) lasciandone però intatta l’essenza, perché è già perfetta così!

Buon 2012!!!!

Minestra di lenticchie con polpette di gamberetti e tacchino lesso

adattata da “Polpette che passione” di Bruno Barbieri, Bibliotheca Culinaria

per 4 persone

130g lenticchie (io ho usato quelle verdi di Puy)

1 piccolo gambo di sedano, a rondelle

1 carota, pelata, tagliata a dadini

1 pezzetto di porro, affettato finemente

1 patata, pelata, tagliata a cubetti

brodo vegetale qb

per le polpette

250g petto di tacchino, lessato (oppure pollo come nella ricetta di Bruno)

30 gamberetti rosa, sgusciati

1 albume

sale e pepe qb

farina di riso qb

burro chiarificato per friggere e salvia a piacere

Rosolate in un filo d’olio extravergine d’oliva la carota, il sedano e il porro. Aggiungete le lenticchie sciacquate in acqua fredda. Fate insaporire per 1 minuto, poi coprite con brodo vegetale. A 3/4 di cottura unite la patata a cubetti, aggiustate di sale e pepe.

Nel bicchiere del mixer tritate il pollo con i gamberetti (oppure, come nella ricetta originale, tritate tutto al coltello), aggiustate di sale e pepe, unite l’albume montato a neve. Formate delle piccole polette e passatele nella farina di riso. Friggetele nel burro chiarificato aromatizzato con qualche foglia di salvia fresca o un pizzico di salvia secca in polvere.

Servite la zuppa di lenticchie calda, in piatti fondi, sormontata dalle polpettine. Guarnite con un filo d’olio.

(Lentil soup with turkey and shrimp polpette)

Dice 1 peeled carrot + 1 small celery stick + 1 piece of leek. Heat some extra virgin olive oil in a saucepan, fry gently the veggies for a couple of minutes. Add 130g of lentils (green) and enough vegetable stock to cover. When the lentil soup is nearly cooked, add 1 small peeled and diced potato and cook until all the veggies are soft. Season to taste. Set aside. Make the polpette (chicken and shrimp balls). Put 250g of boiled and drained turkey breast (or chicken) in the bowl of a food processor with 30 small pink shrimps. Blend until combined, then add 1 whipped egg white. Season to taste. Shape into small balls, roll each in some white rice flour to lightly coat. Fry the polpette in some clarified butter, seasoned with fresh (or dry) sage leaves, until golden. Divide the lentil soup between 4 bowls, top with the fried polpette, drizzle over some extra virgin olive oil. Serves about 4 (adapted from Bruno Barbieri’s cookbook “Polpette” by Bibiotheca Culinaria).

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Sul comodino, il libro di..

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