“Semu tutti devoti”?

Venerdì, 5 febbraio 2010


ore 19,00

Premessa: inserisco questo post qualche giorno dopo la festa per problemi con la connessione internet.

Oggi è un giorno speciale per tutti noi catanesi. Festeggiamo S. Agata, patrona della città, la “santuzza” come viene affettuosamente chiamata come fosse una moglie, una figlia, una madre, una sorella, un’amica. In questo giorno particolarissimo, devozione e folclore, sacro e profano, si mescolano vorticosamente. “Semu tutti devoti? Tutti? Cittadini? Cittadini? Viva S.Aita!!” è la domanda/incitamento che risuona sempre più forte. La processione avanza tra migliaia di fedeli. Un immenso e variegato fiume umano che si snoda lungo la via Etnea, il Borgo, via di S. Giuliano, via Crociferi e così via.. per vedere o soltanto sfiorare la “vara” d’argento (fercolo che custodisce il busto reliquiario e lo scrigno della santa). Centinaia di fazzoletti bianchi sventolano in alto, al passaggio della santa-fanciulla, un mare bianco che si muove ritmicamente e crea un colpo d’occhio da capogiro.

U saccu” è la veste del devoto. Un saio candido (spesso verde per le donne) stretto in vita da un cordone monastico e in testa una “scuzzetta” nera (cappellino). La leggenda vuole che questo abbigliamento sia nato da un particolare avvenimento: il ritorno delle spoglie della Santa nel 1126. I cittadini saputa la notizia durante la notte si riversarono per le strade indossando ancora la camicia da notte.

Migliaia di luci illuminano il pomeriggio della festa. Sono i “ceri” votivi accesi dai devoti in onore della Santa. Ce ne sono di tutte le grandezze e peso. Chi ha chiesto o ricevuto una grazia ne porta uno in mano; spesso è grandissimo e viene trainato sulle spalle, un pesante fardello dell’anima. E poi ci sono le candelore i “cannalori” costruzioni di legno riccamente decorate e dorate che racchiudono un enorme cero. Sono undici quelle che vanno in processione, ognuna a rappresentare una corporazione di arti e mestieri, trasportate da gruppi di uomini secondo un movimento ondeggiante chiamato “a ‘nnacata“.

E infine c’è il cibo. Cibo da strada. Un profumo dolce e suadente si insinua nell’aria, impregna gli abiti, fa venire l’acquolina. Croccante di mandorle, cubbaita (croccante) di semi di sesamo, torrone gelato (torrone multigusto simile a una fetta di gelato), minne di S. Agata piccole cassatine alla ricotta (che ricordano i seni della vergine e il suo martirio), olivette di marzapane (anch’esse simbolo della festa e nate per ricordare un episodio della vita della santa). Fette di cedro e zucchero filato. E chissà quante tazze di caffé per rimanere svegli ben oltre l’alba…

La mia festa è questa qui. Parla nelle piccole foto (da iphone) fatte prima della processione: mentre si prepara il croccante di mandorle nelle bancarelle in Piazza Università, si sparge la segatura sulle strade di pietra lavica per evitare di scivolare sulla cera che inevitabilmente gocciolerà a tonnellate, nei drappi rossi con la sua iniziale “A” che ondeggiano dai balconi del Municipio, nelle vetrine delle pasticcerie imbandite con i dolci tradizionali, con le statuine e i libri che raccontano di Lei….

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4 thoughts on ““Semu tutti devoti”?

  1. Ciao,
    Bella la Sicilia, mio cugino abita proprio a Catania ed io sono stata a trovarlo nel 2009… bello il centro città. E bellissime le isole Eolie dove ho poi trascorso 8 gironi indimenticabili.

    Ciao,
    Orchidea

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