Il risotto in rosso: barbabietola+caprino
Martedì, 19 ottobre 2010
ore 9,00
Da buona siciliana vedo il riso quasi sempre/solo associato all’arancino/a (ehh che ci volete ffà! è una deformazione regionale)! Tuttavia, da quando ho frequentazioni più nordiche (smile) il risotto è entrato a far parte della mia quotidianità. Non che sia il mio piatto preferito in assoluto, ma comincia a sedurmi con la sua versatilità, grazie alle infinite possibilità di abbinamento che offre. Tra gli ultimi esperimenti di questi giorni c’è un risotto particolare di ispirazione british dal colore rosso intenso e gusto insolito, almeno per me. Protagonista la barbabietola maritata con il formaggio caprino e profumata con una pioggia verde di timo ed erba cipollina, un misto dolce-pungente-aromatico molto molto intrigante. Insomma per farla breve: buo-nis-ssssi-mo!
Il riso che ho utilizzato è un Carnaroli “extra” invecchiato – ancora grezzo – per 1 anno e prodotto dalla famiglia Rondolino (si chiama Acquerello). Cremoso al punto giusto grazie alla particolare lavorazione (il riso è raffinato con un’elica e poi arricchito con la sua gemma) mantiene i chicchi ben sodi e non collosi, cosicché il risotto riesce sempre vellutato e mai appiccicoso (lo so, state pensando: iiiincredibile!). L’ho scoperto qualche anno fa grazie al marito che ne è fan e lo consumo con grande piacere ogni volta che posso (devo infatti dire che il prezzo è più elevato rispetto al riso Carnaroli non invecchiato e lavorato diversamente) anche perché lo trovo delizioso e di ottima qualità.
Risotto alla barbabietola rossa e formaggio caprino
per 2 persone
300g circa barbabietola rossa, già cotta al vapore e tagliata a cubetti
130g riso Aquerello (invecchiato 1 anno) oppure riso Carnaroli
1 scalogno tritato
1 piccolo formaggio caprino, fresco e morbido
vino rosso Dolcetto d’Alba q.b.
burro q.b.
timo fresco ed erba cipollina fresca per guarnire
Frullate 250g di barbabietola fino ad ottenere una crema morbida. Scaldate un velo d’olio in un tegame, fatevi appassire lo scalogno. Unite il riso e lasciatelo tostare per un minuto. Sfumatelo con una spruzzata di vino rosso.
Quando il vino sarà evaporato unite un mestolo di acqua calda (se volete potete usare del brodo vegetale) e qualche cucchiaio di purea di barbabietola. Mescolate bene e portate a cottura il risotto unendo/alternando altra acqua e purea di barbabietola. Aggiustate di sale e pepe nero.
A fine cottura, fuori dal fuoco, mantecate il risotto aggiungendo una noce di burro freddissimo, mescolando bene e con vigore.
Servite il risotto messo a cucchiaiate su un piatto con un pò di formaggio caprino sbriciolato sopra e qualche cubetto di barbabietola. Ultimate con qualche fogliolina di timo fresco, erba cipollina, un giro di mulinello di pepe nero aromatico e magari un filo d’olio extravergine d’oliva.





Carissima, tuo marito è fan dell’Acquerello perchè non conosce i grandi artisti dell’olio (su tavola). Infatti il 90% del Carnaroli “spacciato” nei negozi è in realtà una varietà chiamata “Karnak”, cui solo l’esame del Dna può distinguerlo dal vero Carnaroli. Del tutto simile al nobile Carnaroli, quindi, il Karnak ne mantiene le fattezze esterne pur avendo una resa in risaia centinaia di volte superiore, mentre in pentola l’arcano si svela.
La prossima volta ti consiglio un produttore della zona di tuo marito che produce Carnaroli autentico e sentirai la differenza!
Questo ragionamento mi viene ostico! Quindi vuoi dire che il Carnaroli che ho usato non è Carnaroli?? E se solo l’esame del dna può darmi la certezza di ciò che acquisto, come faccio a sapere che i produttori della zona di mio marito mi mettono nel sacchetto del vero-autentico Carnaroli???!
P.s. comunque a parte le disquisizioni sull’autenticità, ciò che resta è che l’abbinamento barbabietola-caprino-timo è riuscitissimo! :P
L’Acquerello è di certo Carnaroli, ma ha dei costi…
Era solo un consiglio a non desistere di fronte al primo “Carnaroli” che ti presentano: non terrà in cottura come un vero “Carnaroli” o un “Acquerello” proprio perchè non lo sarà. Ma il vero “Carnaroli”, e non il “Karnak”, tiene perfettamente la cottura costando meno dell’Acquerello di cui è, diciamo, un cru.
Per sapere cosa c’è nel sacchetto basta visitare un paio d’aziende, e tuo marito è già stato in quella che dico io… per cui…
Sono certo che i tuoi abbinamenti sono sempre buonizzimi…
ecco detta così suona meglio! :)
poi sui costi dell’Acquerello siamo tutti d’accordo, certo non si può usare tutte le volte che si deve fare un risotto :(
mi hai incuriosita, adesso provo a vedere se si possono visitare un paio di aziende!