La Sicilia, la confettura di fichi bianchi e lo sciopero

Venerdì, 9 settembre 2011

ore 11,30

Quando Omero scrisse l’Odissea, raccontando le avventure di Ulisse durante il suo lunghissimo viaggio di ritorno in patria, a Itaca, non aveva certo provato le delizie dello sciopero generale ma aveva forse, già, intuito quanto potesse essere travagliato un banale viaggio verso casa (LOL).

Ecco spiegata la mia lunga assenza: vittima dello sciopero di martedì scorso vi racconto la mia disavventura.

ore 12: mi presento puntuale in aeroporto. Tutto ok, nessun ritardo mi viene detto. Faccio il check-in e aspetto che il mio volo delle 14 dalla Sicilia verso Roma e poi fino a Bologna venga imbarcato. Immagino qualche piccolo ritardo, ma non mi preoccupo.

ore 14: ritardo di 1 ora, gironzolo per l’aeroporto.

ore 15: altro ritardo di 1 ora, la gente comincia a innervosirsi, le entrate ai gate si riempiono, la folla aumenta.

ore 16: viene comunicato l’ennesimo ritardo di 1 ora, mi rassegno e penso che nessun volo partirà prima della fine dello sciopero alle 18. Ci garantiscono che le coincidenze per altri voli non saranno perse perché sicuramente verranno posticipate.. ah sì??? che gentili..

ore 19,30: finalmente ci imbarchiamo sul famigerato volo, ma rimaniamo fermi dentro l’aereo, sulla pista fino alle 21. Qualcuno comincia a dare i numeri..

ore 22: arriviamo a Roma. Scopriamo subito che le coincidenze sono andate a..destinazione. Nessun altro volo è previsto per la sera. Bisogna mettersi in fila al banco transiti e trovare una soluzione.

ore 24: 300 persone (?) in fila al banco, 2 addetti (poi 3) al lavoro, bambini che dormono sul pavimento, gente che comincia a stare male, trovo alcune ragazze che – come me – devono andare a Bologna, scatta la solidarietà e un chiacchiericcio anti-disperazione. Impossibile allontanarsi dalla fila anche solo per andare in bagno, altrimenti si perde il turno.. alcuni finanzieri ci chiedono se vogliamo comprate delle bottigliette d’acqua @_@

ore 01,00: “signoriiiiii, pleaseeee, un minuto per favore, adesso andiamo tutti in hotel perché qui dobbiamo chiudere il banco, è tardi, domani tornate, vi mettete in fila di nuovo e vi troviamo un volo”. Scatta un boato di protesta, urla, insulti.. e non dico altro. Alla fine riesco a prenotare un volo per Linate (tanto tutti i voli per l’Emilia Romagna sono pieni alla faccia del “vi troviamo un posto”, le ragazze che viaggiano per Bologna decidono di andare in treno)

ore 01,30: coda all’ufficio smarrimento bagagli (ovviamente sono arrivati, ma nessuno li ha scaricati, sciopero no?!)

ore 03,00: metto la testa sul cuscino di un hotel della periferia romana, non ho pigiama, né spazzolino, né vestiti di ricambio, né salviette per struccarmi e non ho nemmeno cenato. Domani è un altro giorno – penso – e mi sento un pò Rossella O’Hara.

Alla fine, arrivata alle 14 a Linate sono stata caricata in macchina dal marito che mi ha raggiunta per un evento gourmet nella capitale della moda.

Cosa c’entra con tutto questo i fichi? In Sicilia non ho mai cucinato, presa da mille impegni. L’unica cosa che sono riuscita a fare è stata questa confettura di fichi bianchi. Adoro i fichi e visto che in Francia ne avevo comprati alcuni, carissimi, rivelatisi pure acerbi e aspri come un limone me ne era rimasta la voglia. Non appena li ho visti e assaggiati a casa dei miei, ho subito pensato che l’unico modo per portare con me un pò del loro delizioso aroma era metterli nel barattolo! Tutto il profumo di fine estate concentrato in un piccolo vasetto di vetro. Il dolce ricordo di una assolata e rovente settimana siciliana. Il metodo usato è sempre quello di Christine Ferber (qui) che trovo sempre super -super valido, non troppo laborioso e perfetto per mantenere i pezzettoni di frutta.

Confettura di fichi bianchi e vaniglia

1 kg di fichi bianchi

800g zucchero

1 limone (succo)

2 baccelli di vaniglia

Lavate i fichi e asciugateli dolcemente. Eliminate il picciolo (io ne ho sbucciati alcuni, altri, più maturi li ho lasciati con la buccia come prevede la ricetta). Tagliateli a fettine non troppo sottili. Metteteli in una terrina a macerare per 1 ora con lo zucchero, il succo di limone e i baccelli di vaniglia incisi per la lunghezza.

Versate il composto in una pentola a fondo spesso. Portate quasi ad ebollizione. Spegnete il fuoco e versate tutto in una ciotola ampia. Coprite con un foglio di carta da forno e lasciate riposare per una notte al fresco.

L’indomani rimettete la confettura nella pentola, schiumate, fate bollire a fuoco vivo per 5-10 minuti, mescolando. Spegnete il fuoco. Eliminate la vaniglia e se volete distribuitela nei vasetti. Accendete nuovamente il fornello, portate ancora a bollore e verificate la consistenza. Invasettate la confettura in barattolini di vetro sterilizzati.

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