Baby cucina

L’uovo al tegamino

Ingredienti per due uova:

2 mezze albicocche sciroppate

2 vasetti di yogurt cremoso alla vaniglia, o formaggio fresco zuccherato, o ricotta zuccherata

un pizzico di zucchero a velo

un pizzico di cacao in polvere

Occorrente:

2 piccoli tegamini di acciaio per uova fritte

Come si prepara:

1)    Apri la lattina di albicocche sciroppate (se non ci riesci fatti aiutare da un adulto), prendine due e falle sgocciolare bene su un foglio di carta assorbente.

2)    Versa il primo vasetto di yogurt alla vaniglia in un tegamino, e il secondo nell’altro. Se usi il formaggio cremoso o la ricotta mescolata con lo zucchero distribuiscine un po’ nei tegamini.

3)    Metti una mezza albicocca sopra lo yogurt, cercando di porla al centro del tegamino come se fosse un vero uovo a occhio di bue, fai così anche con l’altra albicocca e l’altro tegamino.

4)    Spolverizza le tue uova con un pizzico di zucchero a velo e uno di cacao, come se fossero sale e pepe.

5)    Gusta le tue uova al tegamino a merenda o quando ne hai voglia!

Vuoi sapere chi ha inventato queste originali uova al tegamino? E’ presto fatto.

Leggi qui sotto.

C’era una volta, nel paese di Pollilandia, un principino molto capriccioso. Era il figlio del re e perciò credeva che tutti dovessero essere sempre al suo servizio. Si svegliava nel cuore della notte, chiedendo al suo maggiordomo di portargli i cibi più strani e difficili da trovare. Una sera urlava perché voleva una speciale torta al cioccolato che il pasticcere del paese preparava soltanto una volta all’anno e che il poveretto doveva preparargli in fretta e furia pena una settimana di carcere, un’altra piagnucolava perché non erano ancora arrivati i suoi biscotti preferiti fatti soltanto per lui con lo speciale e raro latte al cacao delle mucche danesi, un’altra perché lo zucchero filato non era a forma di cavallo azzurro. Insomma, capite che tutto il paese era esasperato dalle continue richieste del principino che sembrava disprezzare il lavoro e la fatica altrui. Una notte, fra le tante, si svegliò con una strana voglia. Chiamò il suo maggiordomo scampanellando a più non posso e facendo destare tutto il paese. Desiderava assolutamente un uovo al tegamino. Un uovo al tegamino? Il maggiordomo corse dal cuoco che dormiva già profondamente. “Svegliati! Svegliati!” urlò. “Il principino vuole un uovo al tegamino!”. Il cuoco spalancò gli occhi e balzò giù dal letto. “Sì, subito” balbettò correndo in cucina. Accese le candele e si avviò verso la dispensa. “Mhhh, un uovo – pensò fra sè – ma ti pare l’ora adatta per mangiare un uovo al tegamino?” borbottò. All’improvviso sbiancò in volto. Guardò tra gli scaffali a destra. Niente. C’erano zucchero e farina, marmellate e nocciole, biscotti e pan di spagna. Guardò tra quelli a sinistra. Niente. C’erano bignè e crostate di tutti i tipi, bonbon e bastoncini di zucchero. C’era di tutto. Ma non c’erano più uova!! Il cuoco disperato corse dal maggiordomo per avvertirlo della tragica scoperta. “Non ci sono più uova in dispensa! Siamo rovinati!” esclamò tutto agitato. Il maggiordomo impallidì. “E adesso come facciamo?” chiese. Il cuoco gli suggerì di correre al pollaio di messer Gastone, lì avrebbe certamente trovato un uovo per il principino che nel frattempo urlava per tutto il palazzo: “voglio il mio uovo al tegamino! Voglio il mio uovo al tegaminooooo!”. Il maggiordomo ancora avvolto nella vestaglia e con ai piedi le pantofole di pelo rosa, corse fuori dalla reggia, giù in paese, fino al pollaio.

Bussò disperatamente alla porta. “Aprite! Aprite!” esclamò agitatissimo. Dopo qualche minuto apparve sull’uscio messer Gastone, il pollo proprietario del pollaio. “Il principino vuole un uovo al tegamino – disse il maggiordomo – vi prego datemene uno”. Messer Gastone sorrise. “Neanche a parlarne” gli rispose con aria beffarda. “Co..co..come?” balbettò scioccato il maggiordomo. “Avete capito bene, niente uova. Non lo faccio contro di voi, caro maggiordomo che siete sempre gentile e disponibile, ma contro quel mostro capriccioso del principino. Siamo in balia dei suoi capricci, giorno e notte. Le mie mogli, le galline, sono davvero stufe. Non riescono a dormire per le sue urla che arrivano fin quaggiù. E poi – aggiunse prima di sbattere la porta in faccia al poveretto – è anche un gran tirchio. Ogni uovo ce lo paga appena un centesimo, a fine mese non riusciamo neanche a comprarci il mangime!”. Il maggiordomo, allora, disperato bussò a tutte le case del paese, ma la risposta fu sempre la stessa. No, no e poi no. Privo di speranza rientrò alla dimora reale. Andò in cucina e raccontò, sconsolato, al cuoco cosa era successo. Lo chef si mise le mani ai capelli. “Siamo rovinati – fecero in coro – saremo licenziati”. Intanto le urla del principino continuavano a far tremare le mura del palazzo: “voglio l’uovo al tegaminoooooo!”. Ma all’improvviso, un’idea. “Ecco, ci sono!” saltò in piedi il cuoco. Il maggiordomo lo guardò carico di speranza, mentre lo chef rovistava tra le provviste. “Sì..sì..bene, bene” commentava mentre apriva una scatola di mezze albicocche sciroppate, prendeva un tegamino, dello yogurt alla vaniglia, zucchero a velo e cacao in polvere. “E voilà” esclamò dopo pochi minuti tenendo in mano…un uovo al tegamino! “Ma..come hai fatto?” chiese sbalordito il maggiordomo. “E’ semplice. Ho messo lo yogurt nel tegamino come se fosse l’albume bianco dell’uovo e al centro, al posto del tuorlo, ho poggiato una mezza albicocca sciroppata. Infine ho aggiunto un pizzico di zucchero, come fosse sale, e di cacao, come fosse pepe!”. Il maggiordomo osservò l’uovo con ammirazione, “è perfetto”. Si guardarono negli occhi. “Ma siamo sicuri che il principino non si accorgerà dell’inganno?”. Il cuoco alzò le spalle. “Se non tentiamo saremo licenziati. Ma tu, mi raccomando, fai finta di nulla!” suggerì. Il maggiordomo prese il tegamino con le mani tremanti, lo poggiò su un vassoio d’argento e lo coprì con una cupola di cristallo. Poi salì lungo la grande scalinata di marmo, fino alla stanza del principino. Toc, toc. “Finalmente sei arrrrrrivato! Stupido maggiordomo! Quanto ci vuole a farrrrre un uovo al tegamino?” ringhiò il principino con la sua insopportabile erre moscia. Il maggiordomo non replicò, ma appoggiò il vassoio sul tavolo di mogano, fece un inchino e si allontanò discretamente. Il principino si avventò sull’uovo al tegamino. Gnam, gnam. L’aveva fatto fuori in men che non si dica! “Mmmhhh davvero buono quest’uovo al tegamino!” esclamò leccandosi le dita. “Ne voglio ancorrrra, ancora!” ordinò. Il maggiordomo sorrise e corse in cucina a dare la lieta notizia al cuoco.

Dopo aver mangiato ben quaranta uova al tegamino, il principino fu colto da un tremendo mal di pancia. Si rotolò nel letto per tutta la notte, nell’attesa del medico che tardava, di proposito, a venire. “Ahi, ahi. Che mal di pancia – si lamentava, sudando tra le lenzuola – lo prometto, lo prometto.. non mangerò più nulla in piena notte e non sveglierò più nessuno, ma vi prego datemi qualcosa per questo trrrremendo mal di pancia!”. Il medico che aspettava da dietro la porta socchiusa insieme a tutti gli abitanti del paese, sentendo finalmente le parole di sincero pentimento del principino, entrò nella stanza e gli fece ingoiare subito un potentissimo beverone contro il dolore. Il principino dormì come un angelo. Da quella notte in poi diventò più gentile con i suoi sudditi e continuò a mangiare, di tanto in tanto, quelle deliziose uova al tegamino inventate per necessità dal suo fidato chef.

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