Lunedì, 20 settembre 2010

ore 12,27

Inizia un’altra settimana, ma questa che ha preso il via sarà più movimentata del solito. Tra poco meno di 48 ore tornerò in Sicilia (per lavoro) e ci resterò quindici giorni, quindi non so se avrò molto tempo per aggiornare il blog (mmmh lo dico ma poi chissà, avrei già in mente una o due cosette sicule di cui parlarvi!!! quindi, non perdiamoci di vista! lol).

Nel frattempo ho dato gas ai fornelli e ho creato e fritto in padella un ibrido italo-nipponico che ho chiamato korokketta!! Che cosa stai dicendo….Ale? vi sento già esclamare con tono dubbioso mentre osservate con attenzione quella che in foto appare ed è (in effetti) una semplice crocchettona di patate. Ok parliamone. La crocchetta di patata può essere considerata un cibo trasversale – che attraversa tutte le classi sociali – e multietnico? A me sembra di averla vista-e-mangiata un pò ovunque. Dalla Grecia al Portogallo (con l’aggiunta di filetti di baccalà), dagli Stati Uniti all’Australia, secondo varianti locali, credo siano pochi i paesi in cui la presenza di patate non abbia prodotto una crocchetta! Si potrebbe perfino avanzare il dubbio: è nata prima la crocchetta o la patata??? (hahah)

Beh, dicevo, di crocchette di patate ce ne sono in tanti paesi, anche in Giappone. Lì si chiamano korokke (io però non le ho mai mangiate) e potrei immaginare il termine (e chissà forse anche la ricetta, ma non ho trovato info a riguardo) come un prestito da qualche lingua occidentale (forse il francese?). Le korokke classiche prevedono un ripieno di carne tritata ma da ciò che ho visto in rete uno ci mette quello che preferisce! Io ho provato una mia versione semplicissima giapponeggiante con pancetta, sakè e soia. La cosa che più mi ha intrigata di queste crocchette è la totale assenza di uovo per legare l’impasto. Nonostante la paura di vederle spappolarsi in cottura (come mi è capitato con dei falafel tempo fa!) ho tentato l’esperimento e alla fine il tutto mi è sembrato così stupidamente semplice!!! Lo dico in senso positivo, perché a me piace la cucina alla portata di tutti. Altro particolare che caratterizza le korokke jap e pure le mie korokkette è il panko, un leggerissimo pangrattato giapponese – in fiocchi – che contiene un agente lievitante che rende la frittura particolarmente aerea e poco unta. In mancanza dell’originale panko potete usare del pane per tramezzini in questo modo qui (omettendo ovviamente condimenti e spezie).

E per concludere una piccola nota sulla frittura. Una volta ho intervistato una signora esperta di cucina siciliana che mi ha svelato il segreto di una frittura perfetta, croccante e non unta: lo shock termico. Ciò che si frigge deve avere una temperatura decisamente più bassa dell’olio (in questo caso il passaggio in frigo oltre a rassodare le crocchette risponde perfettamente allo scopo).

Korokkette alla pancetta e soia

800g patate per crocchette, a pasta gialla

200g pancetta a dadini

1-2 cucchiai di sakè (o vino bianco dolce)

peperoncino q.b.

2-3 cucchiai di salsa di soia

1 uovo

panko q.b.

Pelate le patate, tagliatele a cubettoni e cuocetele al vapore (potete anche bollirle). Nel frattempo fate dorare in un padellino i cubettini di pancetta (se vi piace potete usare quella affumicata) senza aggiungere olio. Quando saranno quasi pronti spruzzateli con il sakè che farete poi evaporare a fiamma alta. Poggiate la pancetta su della carta assorbente.

Schiacciate le patate con uno schiacciapatate a una consistenza fine ma non troppo (un tocco rustico, a me piace!). Unite la pancetta, la salsa di soia, un pizzico di fior di sale e peperoncino a piacere. Formate delle polpette leggermente schiacciate. Poggiatele su una teglia coperta con carta da forno e mettetele in frigo a rassodare per almeno 30 minuti.

Scaldate dell’olio in una padella (io ho fatto un misto di olio di arachidi+extravergine d’oliva). Passate le crocchette nell’uovo sbattuto e poi nel panko. Friggetele per qualche minuto su tutti i lati in modo da farle diventare ben dorate. Scolatele e lasciatele asciugare su carta assorbente.

Gustatele calde. Da quello che ho visto si accompagnano con un’insalata di cavolo verza e qualche goccia di salsa dall’aroma affumicato (tipo worcestershire).