Lunedì, 11 ottobre 2010

ore 10,45

Non sono una fissata delle sagre, anzi non mi piacciono affatto. Ieri però….

ore 11.00

Il marito: cosa facciamo oggi?

Io: mmh, c’è una bella giornata, potremmo andare in giro!

Il marito: che ne dici se prendiamo il treno a vapore e andiamo alla sagra della castagna di Marradi?

Io: treno a vapore?? ma dài.. bella questa cosa..

ore 14.59

Corriamo senza fiato sù per le scale della stazione di Faenza. In ritardo, ovviamente, sulla tabella di marcia. Ringrazio mentalmente me stessa per aver indossato delle ballerine ultrapiatte invece dei più fashionisti stivali con il tacco che riesco sempre a calzare quando non dovrei (ehhh no comment). Arriviamo al binario.

Io: beeeh? dov’è il treno a vapore?

Il marito: boh…(senza troppa convinzione)

Io: questo non è nemmeno un treno vintage.. è vecchio e basta

Il treno a vapore non c’è. Almeno non alla stazione di Faenza. E noto la mia stessa delusione sui visi di giovani e meno giovani, coppie e bambini pestiferi che salgono sul regionale che ci porterà a Marradi. Finestrini abbassati come fosse estate (per annullare il cattivo odore – ma ci sono 13 gradi, dentro e fuori), tappezzeria non proprio immacolata, pulizia da rivedere.

Il paesaggio che scorre tutto intorno, lungo l’Appennino Tosco-Romagnolo e la storica linea ferroviaria faentina, è indubbiamente autunnale: distese di boschi e castagneti dal fogliame che scolora dolcemente ancora incerto se virare dal giallo ocra al rosso, tanti campi verdi, galline di qua e di là, piccoli orti con polpose zucche e qualche pomodoro ritardatario.

ore 15,40 arrivo a Marradi

Io: eccolo!!! cavolo!! ma allora era qui!!!

 

La locomotiva sbuffa vapore grigio-nero da tutte le parti. E’ lucida e rumorosa. Scopriamo che è in servizio, almeno per questa domenica, su una tratta diversa dalla nostra. I macchinisti hanno divise uguali a quelle dell’epoca, gocce di sudore colano lungo le loro guance.

Gli interni sono bellissimi, con sedili-panche di legno color miele e tendine di stoffa dalle nuance beige scuro.

Soddisfatta la curiosità di ammirare questo gioiello del passato, con animo meno incavolato ma pur sempre deluso ci avviamo alla scoperta della sagra. Si pagano 2 euro per entrare nel cuore del centro storico di questo piccolo borgo, incastonato tra le colline a metà strada tra Ravenna e Firenze che diede i natali al poeta Dino Campana, e dove regna sovrano il Marrone del Mugello di Marradi.

Praticamente sono decine i modi per assaporarli, ecco i miei preferiti!

e dulcis in fundo….

Dimenticavo. C’erano anche altri prodotti molto interessanti, come le pere “volpine” (antico frutto tipico della Romagna) e alcuni formaggi toscani:

Il tutto condito dalla contagiosa verve degli alpini (non so perché, ma in questo periodo li vedo ovunque, da Trieste alla Romagna, che sia un insondabile segno del destino??..smile)

Last but not least, una delle poesie di Campana dedicata a Marradi:

Il vecchio castello che ride sereno sull’alto
La valle canora dove si snoda l’azzurro fiume
Che rotto e muggente a tratti canta epopea
E sereno riposa in larghi specchi d’azzurro:
Vita e sogno che in fondo alla mistica valle
Agitate l’anima dei secoli passati:
Ora per voi la speranza
Nell’aria ininterrottamente
Sopra l’ombra del bosco che la annega
Sale in lontano appello
Insaziabilmente
Batte al mio cuor che trema di vertigine.

 

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