Mercoledì, 1 dicembre 2010


ore 11,30

Fa uno strano effetto scrivere il primo post di dicembre..! Non c’è un motivo particolare, ma il fatto di scrivere di-cem-bre mi proietta in uno dei momenti più belli dell’inverno (io detesto l’inverno!) fatto di feste in famiglia, rimpatriate con gli amici più cari e con quelli che non vedi-da-una-vita, weekend romantici (ehumm confesso, il prossimo me lo faccio al freddo!) e biscottini alle spezie che cuociono nel forno (ok, va bene, solo in quello di casa mia..!). Finita la lista delle banalità.. (smile) …della serie “non ci sono più le mezze stagioni ed era meglio quando si stava peggio” devo dirvi che la pioggia è ormai la compagna quotidiana di questi giorni e di neve, a parte domenica scorsa a Bologna, non se ne vede proprio in giro.

Ho quindi deciso di rispolverare, beh, più o meno, un classico piatto invernale catanese. Sottolineo catanese perché non credo sia molto diffuso in altre parti (siciliani in contatto fatemi sapere se lo mangiate anche voi!) della regione: u maccu. E’ una minestra di fave secche, cremosa e delicata, che racchiude il profumo del finocchietto selvatico. Ora proprio sul finocchietto vorrei dire due parole: qui lo vendono in vaschette sigillate come fosse un ingrediente preziosissimo!! (gulp). Io in Sicilia credo di non averlo mai visto al supermercato, tanto meno nelle vaschettine trasparenti pseudo-chic, ma sempre venduto a mazzi enormi, quasi cafoni per la loro abbondanza (heehh permettetemi l’immagine), nei carrettini degli ambulanti. Non aggiungo nulla sul prezzo (ovviamente con la stessa cifra avrei portato a casa abbastanza finocchietto da poterlo spacciare a tutto il vicinato).

Vabbèèèè. La ricetta è di quelle super-facili e semplici, nulla a che vedere con la cucina barocca siciliana, ma un bel retaggio della tradizione povera e contadina. Il “maccu” si può mangiare da solo oppure con l’aggiunta di pasta corta o tagliatelle spezzate con le dita. Il matrimonio siculo-ferrarese qui si è fatto con una deliziosa e saporitissima pasta all’uovo (tagliatelline) prodotta a Cento (in provincia di Ferrara) dalla Andalini (per i curiosi il loro sito è qui), una pasta particolarmente ruvida che ha fatto faville con la rusticità del maccu.

Maccu (zuppa di fave secche alla catanese)

per 2 persone

250g fave secche

1 mazzetto di finocchetto selvatico (circa 25g)

olio extravergine d’oliva

sale di Mozia e pepe nero

3 nidi di tagliatelline all’uovo

La sera prima mettete le fave secche in una casseruola, copritele con acqua e lasciatele in ammollo per tutta la notte (se pensate che possano essere troppo dure aggiungete un pizzico di bicarbonato).

L’indomani sciacquate bene le fave in acqua fresca. Mettetele in una casseruola dal fondo pesante (io ho usato la cocotte Creuset in ghisa, ma potete scegliere una legumiera in terracotta), copritele con acqua e lasciatele stufare a fuoco dolce per 2 o 3 ore (dipende molto dalla qualità delle fave). A circa metà cottura unite 3/4 del finocchietto selvatico lavato e tritato finemente. Quando le fave sono quasi pronte (si sarà formata una crema con dei micro pezzetti) conditele con sale e pepe nero e aggiungete i nidi di tagliatelle spezzati. Portate la pasta a cottura (nel mio caso ci sono voluti solo 4 minuti).

Servite il maccu alle tagliatelle spolverizzato con il finocchietto selvatico tritato rimasto, extra olio e pepe.

P.s. la parola “maccu” deriva dal verbo “maccare” ossia schiacciare.

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