Martedì, 10 gennaio 2012

ore 9,00

Da un lato il Rodano. Dall’altro la Saona. In mezzo e intorno una città che vive, calma e un pò borghese, nel fluire continuo dei fiumi. Dalla collina della Fourvière, dove fu fondato il primo nucleo dell’antica città romana, i quartieri di Lione si sono estesi verso est nel corso dei secoli, accostandosi dolcemente prima alla Saona e poi al Rodano.

Lyon, Lione, la capitale gourmet della Francia. Quando il tempo non basta ed è meno di un weekend è lecito snobbarne i musei e praticare un vagare senza meta guidati solo dalla curiosità: soffermarsi ai piedi della Cattedrale ammirandone a testa in su la facciata; passeggiare sui sanpietrini tra i vicoli della città vecchia (la Vieux Lyon) sotto una luce inaspettatamente dorata; fotografare le porte dipinte di turchese; respirare l’odore delle foglie bagnate; rifugiarsi in una pasticceria per scaldarsi con un cafè allongé; osservare con stupore infantile gli alberi dai rami secchi addobbati per le feste natalizie con semplici decori intrecciati.

In macchina, però, si può arrivare fino al nuovo quartiere della Confluence a sud della Presqu’ile, un progetto urbano in divenire, pensato là dove i due fiumi si incontrano. Un sito fluviale di forte impatto visivo, dal paesaggio unico tra avanguardia e natura.

Qui ha preso casa lo chef doppiamente stellato Nicolas Le Bec che vi ha aperto la “Rue Le Bec” un locale ambizioso, multifunzione, praticamente un quartiere nel quartiere: il bistrot al piano terra con i tavoli sulla rue, la strada immaginaria, e vista sul fiume, accanto la boulangerie ed epicerie fine, al piano di sopra il ristorante gourmet (che aprirà nei prossimi giorni), una cantina e così via. La tentazione di fermarsi per un pranzo veloce è irresistibile, anche per i prezzi (menu del giorno a 18 euro)!

La cucina convince abbastanza e rivisita in leggerezza alcuni classici della tradizione lionese (come il piedino di vitello in insalata, il marito garantisce!) e più in generale del nord-est della Francia (escargots, crème brûlée nella variante con speculoos), senza dimenticare un lato più creativo (come il filetto di sanpietro con funghi, spuma e vongole). Quello che l’occhio profano, invece, non capisce proprio, sono certi particolari tipo la statua di Buddha o i decori natalizi, buttati qua e là, senza una logica evidente. LOL

Passeggiare a Lyon vuol dire anche lasciarsi incantare dalle vetrine golose. L’inverno (d’estate, chissà..) è la stagione delle praline. Come oggetti misteriosi queste mandorle ricoperte di zucchero e vestite di rosso e rosa (il rosso è il colore del Capodanno) invadono soffici brioche e croccanti sfoglie, si sciolgono su deliziose frolle, punteggiano aeree meringhe color pastello, lasciando chiazze appiccicose color del fuoco. Sono un vezzo d’enfant, un tocco lezioso che seduce.. soprattutto le donne..

Se si è in cerca di prodotti eno-gastronomici di qualità (i prezzi non sono bassi, ma nemmeno inavvicinabili) il mercato coperto di Les Halles dedicato allo chef lionese Paul Bocuse, pietra miliare della cucina francese, è IL posto in cui andare, nel quartiere degli uffici Part-Dieu. Come dice lo slogan “qui il prodotto è re”. Nulla da eccepire. Tra oltre 60 banchi di specialità e tanti mini-bistrot in cui fermarsi tra un acquisto e l’altro – per un’ostrica e un verre di vino – tutti i gusti e tutte le tasche possono tornare a casa felici.

Vi capiterà di sentire l’odore suadente dei salumi che rincorre veloce quello pungente dei formaggi, mentre vagate ipnotizzati tra uno stand e l’altro. Vedrete piramidi traslucide di gelatina come monoliti egizi che nascondono un cuore cremoso e vellutato. Vi innamorerete di brioche soffici che avvolgono salumi cotti. Les Halles è tutto questo.

I souvenir a cinque stelle da gustare sul posto o da portare a casa non si contano. Più che cedere al fascino parigino (e soprattutto al packaging) di micro-macarons più belli che buoni (come i Richart), meglio soccombere senza esitazioni ai dolci e salati di Sève: quelli al foie gras, per chi ama il genere macaron-da-aperitivo sono indimenticabili, quelli al cioccolato e alla mela-tatin dall’equilibrio perfetto, senza eccessi di dolcezza, sono da bis. Buonissima anche la sfoglia che profuma di burro (la galletta alla frangipane e cioccolato!), e la specialità lionese pierres des Monts d’Or un involucro di meringa dorata e dentro un ripieno di sfoglie pralinate alle nocciole del Piemonte.

Imperdibili i salumi di Colette Sibilia. Immancabile un tuffo nelle specialità da tutto il mondo di Bahadourian (non troppo alla mano, ma su alcune chicche come i peperoncini d’Espelette canditi c’è da farci un pensierino). E per lo shopping di articoli da cucina, appena messo il piede fuori dal mercato, c’è la fornitissima Maison Thévenon.

Se non si guardano le calorie ci sono anche i coussin de Lyon, dolcetti di marzapane e ganache di cioccolato aromatizzata al curaçao, colorati di verde, nati da un’idea del maestro chocolatier Voisin nel 1960 in ricordo del cuscino di seta, con poggiato sopra un pezzo d’oro, offerto alla Vergine dai lionesi nel 1643 a seguito di un’epidemia di peste.

E poi? L’ideale sarebbe cenare in un classico bouchon, la trattoria in versione lionese, ma se per via delle feste le vostre preferite dovessero essere chiuse ci sono sempre le brasserie di Paul Bocuse. Famose tanto quanto il suo ristorante stellatissimo. Nord, Sud, Est e Ovest sono i nomi dei locali orientati verso le cucine dei quattro punti cardinali. A Le Nord (forse la meno celebre) si gustano i piatti tipici della città come il saucisson chaud pistaché en brioche (salame al pistacchio cotto nella brioche) e il pollo di Bresse.

L’accoglienza potrebbe non essere delle più calorose, ma l’assaggio dei cioccolatini artigianali della maison Bernachon val bene un saluto stentato e qualche sguardo velato di superiorità da parte delle commesse, oltre a un prezzo non proprio economico per una scatolina degustazione di cioccolatini da 250g (24 euro, circa). Les Brotteaux è una zona residenziale in cui ha messo radici il maître chocolatier Maurice Bernachon nel 1953. Oggi, è la terza generazione a portare avanti la tradizione di un cioccolato lavorato artigianalmente fin dalle origini, partendo dalla tostatura delle fave di cacao per arrivare al concaggio e alla realizzazione delle praline. Tra i cavalli di battaglia le palets d’or cioccolatini fondenti con ripieno di ganache, decorati con pagliuzze d’oro alimentare, il lusso da mangiare.

Alla fine del viaggio vi sembrerà di aver sognato, di aver confuso illusione e realtà.

Sarà stato forse per colpa dei meravigliosi trompe l’oeil che affollano i muri dei palazzi cittadini???!

Chiedetelo ai fratelli Lumière …

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