#Traveltips: Venezia & la Biennale Arte 2019.

Venezia

Martedì, 10 settembre 2019 ore 10:00.

Se c’è una città che più di altre provoca sentimenti contrastanti, ondeggiando pericolosamente tra odi et amo, questa è certamente Venezia. Bella, bellissima, labirintica e maledettamente poetica, rischia di diventare insopportabile quando arrivano frotte di turisti distratti a caccia di selfie (sono 20 milioni ogni anno, secondo il New York Times) e ad ogni passo si nota il poco rispetto per tanta meraviglia. Eppure è come una sirena ammaliatrice, il suo richiamo irrestistibile ti afferra lentamente facendoti tornare ancora, e ancora.

Nel blu della laguna.

I’m lost in the beauty of the city…
Cliché da fotografare. Gondole e t-shirt a righe.

Un sabato di mezza estate – suona un po’ shakesperiano, lo so – ci siamo avventurati tra vaporetti e scalinate, sotto il sole cocente, ma per fortuna sospinti da una brezza leggera, desiderosi di scoprire la Biennale Arte 2019 (edizione 58) intitolata “May You Live In Interesting Times” espressione che è stata a lungo attribuita a un’antica maledizione e che evoca periodi di incertezza, crisi e disordini, ma che può essere letta come un “un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità… che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura“. Una sfida ad essere liberi. Da visitare, fidatevi, con occhi pronti ad aprirsi ad immagini, oggetti, gesti che mettono in discussione tutto ciò a cui siamo abituati.

Quali sono le installazioni che mi hanno colpita di più e vi consiglio di vedere? Faccio un breve concentrato, da non-esperta d’arte, tra quelle visitate, perché sarebbe impossibile parlare di tutto. Direi che “Sun & Sea” (Marina) al padiglione lituano (creata da un trio di artiste al femminile) premiata con il Leone d’Oro è tra le più coinvolgenti e originali nell’uso dello spazio espositivo. Entrati in un edificio alto e stretto, si salgono ripide scale di legno ed improvvisamente ci si ritrova a guardare dall’alto – come al teatro – una spiaggia artificiale con i bagnanti che prendono il sole, leggono, giocano sulla sabbia. Sembra tutto comune, semplice, ma i performer cantano motivi malinconici sui cambiamenti climatici e la vita. Poi, la serie fotografica “Angst” ambientata a Calcutta, ritratti profondi di umanità che stringono il cuore, storie di solitudine, emarginazione, disagio e sofferenza; “Dear” una seduta in silicio bianco e un tubo di gomma inseriti in una teca di plexiglass (che richiama il Lincoln Memorial di Washington) dove all’improvviso il tubo comincia a muoversi violentemente sbattendo e sbuffando aria pressurizzata (provocando una certa ansia), ovvero una riflessione sull’esercizio del potere e sulla democrazia; e “Building Bridges” di Lorenzo Quinn, un suggestivo ponte di monumentali coppie di mani che si sfiorano, intrecciano, uniscono nella volontà di superare le differenze e celebrare valori universali come l’amicizia, la fede, l’aiuto, l’amore, la speranza, la saggezza.

Biennale Arte 2019 Venezia
Alcune installazioni, Venezia Biennale Arte 2019
Padiglione Lithuania.
La performance Sun & Sea (Marina) della Lithuania, opera lirica che mette in scena una spiaggia osservata dall’alto e canti preoccupati sul futuro che attende il pianeta.

Venezia Biennale Arte 2019
Building Bridges di Lorenzo Quinn

Perché vederla? Il percorso, complesso e variegato, ha un forte impatto emozionale che riesce ad avvicinare chi osserva all’arte contemporanea, anche in assenza di conoscenze specifiche. Narra di inquietudini, del malessere della società odierna, della violenza e delle emergenze sociali, dell’abbandono, ma offre una possibilità di rinascita, e non dimentica di far spazio ad un lato più visionario dell’arte, all’eleganza e alla leggerezza dei sogni.

***

Arrivo quindi a qualche dritta pratica: i parcheggi a Venezia non sono economici e questo non è certo una novità. E’ possibile lasciare l’auto a Mestre per risparmiare, ma per velocizzare gli spostamenti (e visto che comunque non ci si va tutti i giorni), io preferisco arrivare in auto fino al Piazzale Roma, ultima zona del centro storico dove possono circolare i veicoli, e utilizzare i garage del centro (costosi, vero, ma pratici). Da qui, in pochi passi, si raggiunge la stazione da dove partono le principali linee di vaporetti per le aree di interesse turistico. Vi consiglio di acquistare il biglietto giornaliero (20 €) con cui potete viaggiare in lungo e largo per 24 ore.

Venezia
Il verde e il blu si fondono…
Come in un film…

Passiamo ora al lato food. Non è facile trovare il ristorante giusto e il rischio di incappare in locali molto, troppo, turistici è reale. Le ultime volte ho provato alcuni nuovi indirizzi (uno segnalato da persone del posto) che non mi hanno convinta, soprattutto per il rapporto qualità/prezzo.

La location dell’Osteria Bancogiro.

Spritz. E quando al tramonto la luce diventa blu.

Stavolta sono felicemente tornata all’Osteria Bancogiro che già conoscevo. Intanto, ha una bellissima posizione a due passi dal ponte di Rialto, ricavata all’interno di antichi magazzini. Una parte funziona da wine bar (bacaro), l’altra da ristorante. Mangiare all’aperto, qui, d’estate, ha decisamente un fascino unico, perché il dehors esterno guarda sul Canal Grande e al tramonto diventa uno dei luoghi più affascinanti della città. Il menu è interessante, curato e ha un twist creativo che punta su alcuni ingredienti esotici. Gli antipasti mi sono sembrati abbondanti e così abbiamo (con)diviso tranquillamente un “misto di pesce del Bancogiro” che comprendeva seppie, polenta, sarde in saor e altre specialità locali. Come primo piatto ho assaggiato i “bigoli neri con impepata di cozze all’harissa e bottarga” un mix dolce-piccante-sapido davvero gustoso (i primi artigianali sono il piatto forte della casa). Era buona la “piovra cotta a bassa temperatura con canestrelli, mazzancolla gigante, insalata di finocchio e salsa di mela verde alla senape”. Il dessert, un tiramisù nel bicchiere senza savoiardi e con l’aggiunta di amaretti sbriciolati, cremoso e piacevole nel complesso, non mi ha però entusiasmata (preferisco la versione classica). I prezzi sono corretti, considerata pure la posizione fantastica. Vi lascio, infine, indirizzi e link, aggiungendo un paio di extra visitati negli ultimi mesi:

Osteria Bancogiro – Campo San Giacometto, S.Polo 122.

Biennale Arte Venezia 2019 – aperta dall’11 maggio al 24 novembre 2019. Io ho acquistato un biglietto “regular” valido per un solo ingresso in ciascuna sede espositiva (lo stesso giorno o in giorni diversi) fino al 24 novembre (devo, infatti, tornare per visitare i Giardini!).

La libreria Acqua Alta a Venezia.

Libreria Acqua Alta – Calle Lunga Santa Maria Formosa, 5175 b. Considerata tra le librerie più belle e stravaganti della città rappresenta un luogo decisamente insolito: raccoglie una quantità incredibile di volumi, impilati e distribuiti tra curiosi contenitori (gondole, tinozze e vasche). Probabilmente uno degli spazi più “instagrammati” (e affollati, per metro quadro!) di Venezia, soprattutto per via della deliziosa scala di libri (rovinati, altrimenti destinati al macero) situata nel cortiletto interno, pensata per affacciarsi e ammirare i palazzi circostanti. Vale la visita.

Venezia, Banksy, graffito.

Banksy – graffito, vernice spray su intonaco – Un bambino con giubbotto salvagente e razzo segnaletico in mano, una nube di fumo fucsia. Un piccolo naufrago, un migrante, nascosto nel cuore di Venezia, a pelo d’acqua. Il graffito apparso qualche mese fa sui muri di un decadente palazzo veneziano – a campo San Pantalon con affaccio su Rio Novo – in concomitanza con il vernissage della Biennale Arte 2019, ad opera del misterioso artist inglese Banksy, è tra le nuove mete di pellegrinaggio per gli appassionati di street art.

*Tutte le foto sono originali, se siete interessati ad utilizzarle contattatemi su Facebook.

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